Riac…cendi il borgo

dalle viscere del proprio passato suona sempre incessante un tamburo pronto a dar la vita

La festa “Riac…cendi il borgo” è una metafora, sulla quale abbiamo costruito tutta la nostra esperienza per contrastare il senso di rassegnazione e di oblio sociale che spesso domina i contesti e le realtà come Riace. L’inizio della festa comincia all’alba con i preparativi e la predisposizione degli stands degli artigiani, che ripropongono gli antichi mestieri; verso il tramonto iniziano i giochi della tradizione popolare a cui partecipano tutti i ragazzi del luogo; poi la sagra dei “vermituri” (lumache in letargo), un’antica ricetta dei giorni di festa di Riace, e via via la piazza diventa un incandescente scenario di partecipazione collettiva alle danze e ai ritmi incalzanti della tarantella e dei suoni dei cantanti popolari; sul finire nel cuore della notte la festa si conclude con una spettacolare esibizione del “ballo du camiddu”, un’antica rievocazione tra fuochi, fumi e danze irrefrenabili delle antiche scorrerie saracene e turche. Il “ballo du camiddu” o anche detto “la danza del ciuccio” è la sagoma di un asinello colma di fuochi di artificio, sotto la quale danza un uomo al ritmo dei tamburi e della tarantella.

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